giovedì 3 novembre 2011



GRUPPO CONSILIARE CAORSO LIBERO


LO SPOSTAMENTO DEL MONUMENTO DEI CADUTI DALLA PIAZZA PRINCIPALE CI LASCIA ATTONITI , MA NON SENZA PAROLE.......


Sulla piazza della Rocca c’è un vuoto di memoria.

Lettera scritta dal Consigliere Maria Cristina Bisagni,indirizzata al direttore del quotidiano libertà e pubblicata data 3 Novembre 2011.

Quest’anno a Caorso la celebrazione del 4 novembre non avverrà sulla Piazza della Rocca ove sono stati rimossi il monumento in onore dei gloriosi caduti e la bella aiuola colorata che lo contornava. L’assessore ai lavori pubblici ha detto sulla stampa locale che riqualificando un giardino e ponendovi  un nuovo  monumento ci sarà “più onore ai caduti”, “ più valore allo spazio in ricordo ai caduti”.
Io pongo a me stessa ed ai caorsani una domanda provocatoria: serve sempre un monumento ai caduti ed è del tutto indifferente la sua collocazione in un paese?
Il monumento ai caduti è un ricordo di tutti coloro che hanno pagato con la vita il servizio alla Nazione. E’ un simbolo che evoca degli eventi, fa pensare, serve a ricordare e ad ammonire. Rappresenta anche un passato traumatico, rievoca dolore, sofferenza ed ora viene trasferito e ricreato in un luogo meno centrale. La localizzazione non più centrale gioca un ruolo nella percezione che ne  risulta, la sensazione è che si voglia allontanare il simbolo alla vista primaria. Mentre prima, in un luogo fondamentale, c’era una forte testimonianza dei segni del passato, ora con il nuovo luogo, si tende ad occultarli, finendo con il creare il luogo dell’oblio anziché quello della memoria. Ora sulla piazza della Rocca c’è un vuoto di memoria.
Del resto la generazione dei tempi della guerra sta per scomparire e nel paese aleggia un clima brillante ed ottimista. Alcuni ricordi sono riscoperti, ostentati e amplificati, altri sono allontanati, quasi  nascosti. Ma in una piazza un monumento ai caduti  parla con il suo silenzio, racconta qualcosa a coloro che gli passano davanti. Non ha importanza la bellezza del monumento, l’importante è che l’identità e le radici di una comunità si fondano anche su queste opere. Se poi l’obelisco era così brutto,come qualcuno sosteneva, nulla impediva di rifare una stele, una statua, un’opera d’arte più bella. Sicuramente non si può dire che il monumento fosse pericolante, abbiamo visto bene che non aveva alcun danno strutturale, tanto è vero che è stato  necessario tagliarlo alla base per rimuoverlo. Questa è stata una disinformazione finalizzata a dare un fondamento credibile all’allontanamento della struttura.
Certamente prima di eliminare un simbolo, prima di individuare la forma e la struttura del nuovo nonché il luogo dell’edificazione, sarebbe stato opportuno aprire un pubblico dibattito tra i vari attori sociali compresi i parenti delle vittime; come anche poteva essere materia di un pubblico concorso di idee tra architetti, da presentare poi alla comunità, la quale  avrebbe scelto la migliore immagine per tramandare il suo passato doloroso. I simboli sono importanti, la memoria vive attraverso di essi. La memoria è un bene fragile, esposta al pericolo di andare persa se non viene sostenuta da iniziative, raffigurazioni incisive poste in luoghi centrali, strategici. Gli avvenimenti di guerra sono lontani ed anche noi rischiamo di essere sempre più distaccati, indifferenti: le immagini dell’ultima guerra possono scorrere davanti ai nostri occhi come quelle di una violenta fiction televisiva, senza provocare emozioni. Addirittura oggi ci sono studiosi e forum che negano l’esistenza dell’olocausto del popolo ebraico.
 Sarebbe grave se si perdesse il ricordo di tanti sacrifici e si affievolisse il valore della memoria, rischiando così di alimentare  i germi di nuove violenze. E’ quindi compito della politica di non deviare il percorso della memoria verso parchi decentrati, i simboli che restino un monito ben visibile per questa società disorientata e superficiale. Il resto lo deve fare l’educazione e la scuola: produrre un approccio riflessivo alla storia e alla memoria, formare persone con forti valori civili quali il rispetto delle diversità e la pace.
Per aumentare l’onore ai nostri caduti non era necessario smantellare un’altra piazza ed inventarsi un giardino della memoria,con un impegno di spesa di circa 100.00 euro. Vien da pensare: che bello, dopo tanto cemento in giro  e lastricati ingombranti sulla piazza delle scuole, finalmente la riqualificazione di un giardino! Se veramente ci sta a cuore il verde ci sarebbero tante iniziative da prendere. Potremmo creare un nuovo giardino con piante tipiche della nostra zona e porlo a beneficio del quartiere che sta sorgendo; potremmo prestare più attenzione alla manutenzione del parco in quanto adesso è quasi inesistente; potremmo monitorare la salute dei viali e rimpiazzare gli alberi mancanti.
Penso che non si possa avere un’unità di misura dell’onore. L’onore o è sentito oppure è formale e di convenienza.

Maria Cristina Bisagni
consigliere comunale
del gruppo”Caorso libero”