martedì 12 giugno 2012

VALUTAZIONI POLITICHE ......IMU.


In moltissimi comuni italiani, con amministrazioni sia di destra che di sinistra, si stanno portando avanti numerosissime iniziative tese ad incidere in modo importante su quello che sarà l’assetto definitivo dell’imposta e dunque non riusciamo a capire l’assurdo atteggiamento di questa amministrazione che evidentemente sottovaluta l’importanza del ruolo di impulso che possono avere le singole amministrazioni locali, specie se agiscono in sinergia, quando si tratta di ridefinire l’assetto normativo su settori chiave della futura finanza locale. Fatte queste doverose premesse è opportuno chiarire anche alcuni aspetti inerenti il merito del comunicato.

Riguardo, in primo luogo, alla graduazione delle aliquote, anche se la cosa richiederà del lavoro extra agli impiegati comunali, è di estrema utilità che vi si proceda, soprattutto al fine di “censire” quel mercato delle locazioni non “omogeneo e certo”, facendo ad esempio emergere quelle situazioni in cui degli immobili apparentemente sfitti, vengono invece concessi in locazione sistematicamente in nero.
  Riguardo alle valutazioni squisitamente politiche relative all’introduzione dell’IMU, è bene ricordate alcuni dati:
Già con la finanziaria del 2008, l’allora Governo Prodi aveva introdotto un’ulteriore detrazione per l’abitazione principale pari all’1,33 per mille del valore imponibile, ad eccezione delle abitazioni di categoria catastale A1, A8 ed A9. Ciò, in parole povere, voleva dire che le abitazioni non di lusso, di fatto, quasi non pagavano l’ICI.
Viceversa, la totale abolizione dell’imposta, oltre al ritorno in termini di spot elettorale per il centro destra, ha portato reali benefici solo alle fasce di reddito più alte, mentre, sul piano della finanza globale, assieme alla scellerata riforma fiscale voluta per accontentare gli alleati leghisti,  ha concretamente contribuito a determinare l’attuale contingenza sfavorevole.
Infine, sebbene la questione sia per certi versi fuorviante rispetto a quello che era l’oggetto della proposta, è opportuno ritornare su alcune considerazioni,  riguardo alle modalità di applicazione della vecchia ICI: Il governo Berlusconi aveva sostituito un’entrata tributaria degli enti locali con un contributo statale erogato dietro presentazione, da parte degli enti, di una certificazione attestante il maggior gettito accertato e non percepito a titolo di imposta comunale sugli immobili.
Ora, se a prima vista potrebbe sembrare che non sia cambiato niente, in realtà non è così. Sappiamo fin dai tempi del povero Pinocchio che i soldi non crescono sugli alberi. Lo Stato, per erogare i contributi, inevitabilmente ha dovuto attingere ad altre voci del’erario, senza che vi fosse un’entrata strutturale idonea a costituire una contropartita.
In parole più semplici, l’introito dell’ICI è venuto a mancare e, sebbene, in un primo tempo, agli Enti locali questi soldi sono stati trasferiti dallo Stato con il contributo di cui si è detto, allo Stato, questi soldi non li ha dati nessuno.
Questo, negli anni ha contribuito a creare quell’enorme voragine di circa 11 miliardi, per il ripianamento del quale, l’attuale Governo tecnico – non potendo ritoccare il bilancio dello Stato come l’ex Presidente del Consiglio faceva allegramente ed impunemente con quelli privati del gruppo mediaset - ha introdotto l’IMU, con la base imponibile mediamente raddoppiata rispetto alla vecchia ICI.
In ogni caso, ribadiamo che ciò che pesa sui cittadini, in concreto, non è il diverso acronimo (da ICI ad IMU) o se resta nelle casse municipali o se va' allo Stato ma, piuttosto, l’allargamento della base imponibile dovuto al fatto che, ciò che non è stato pagato prima, con l’allegra gestione “bunga bunga”, va necessariamente pagato adesso, con gli interessi.

Quello che il gruppo consiliare ha tentato di chiedere all’attuale amministrazione era, ed è, di cercare, attraverso la riduzione dell' aliquota, una distribuzione della pressione fiscale che sia  più equa possibile. 

Il Capogruppo 
Carmen Giovanna Garilli