venerdì 11 febbraio 2011

Lettere dei consiglieri inviate al quotidiano locale e pubblicate


GRUPPO CONSILIARE “CAORSO LIBERO”

Pubblichiamo alcuni interventi pubblicati sulla stampa locale dei consiglieri del gruppo.


La salute non è né di destra, né di sinistra.
di Maria Cristina Bisagni
Mi riferisco all’articolo pubblicato il 21/12/2010 su Libertà dal titolo:”A Caorso aumenta il traffico di auto e di tir”, nel quale si riportano le risultanze di un’indagine condotta da Arpa sul numero di veicoli che transitano in zona ogni giorno. Il sindaco Callori è giustamente preoccupato per “una vera e propria emergenza ambientale”ed alla fine  chiede l’intervento di Autostrade Centropadane con le sue compensazioni ambientali.
Solo ora ci si accorge che il traffico è aumentato. L’ambiente di Caorso era già  inquinato da polveri fini, oggi si scopre che è inquinato anche dal rumore. Di certo quelle del nostro sindaco sono lacrime da coccodrillo.  
Da dove viene l’aumento dell’inquinamento? Sarà dovuto alla Padania, una pianura accerchiata da montagne con la circolazione dell’aria ridotta quasi a zero per cause naturali? Certo, è più semplice tenere pulita una città che si affaccia sull’Atlantico dove soffia sempre il vento che spazza via ogni particella di PM 10 o di idrocarburi incombusti. Però se il traffico è aumentato ciò è anche dovuto alle scelte degli amministratori locali. E’ naturale che il traffico aumenti se si rilasciano autorizzazioni edilizie che prevedono vasti insediamenti industriali o grandi depositi. I caorsani sanno, o dovrebbero sapere, che circa 200 ettari oppure circa 3000 pertiche piacentine, saranno industrialmente o logisticamente edificate; alcuni insediamenti sono già stati realizzati. E’ ragionavole prevedere che la movimentazione delle merci in arrivo ed in partenza  verso le strutture costruite comporti il transito di diverse migliaia di vettori  all’anno e di certo tutti gli automezzi debbono transitare sulla viabilità comunale, perché non esiste nessun altro tipo di collegamento .Attività come queste sono destinate ad avere un significativo impatto ambientale sulle aree circostanti, specialmente se residenziali. Ad esempio sappiamo che per realizzare la dismissione della centrale nucleare vi è stata  una valutazione di impatto ambientale che comprendeva necessariamente un’attenta stima degli effetti ambientali per i trasporti di materiali; ci pare strano che, realizzando un esteso centro logistico o ampliando le unità produttive esistenti, dalla valutazione di impatto ambientale non sia emersa la necessità di migliorare fortemente la viabilità con lo scopo di limitare l’inquinamento ed il consumo di suolo. Del resto, non ci risulta che sia mai stato mandato in informativa pubblica un progetto complessivo di sviluppo industriale che valuti in modo articolato i costi-benefici; un progetto che ricomprenda tutte le implicazioni, anche quelle negative, con una rosa di soluzioni adeguate. Se c’è stato, abbiamo letto il giornale sbagliato.
Quando si tratta di scelte di sviluppo destinate ad incidere sul futuro di una comunità, con  le ricadute  in tema di inquinamento e di qualità della vita, è opportuno attivare tutte le fonti di informazione e di confronto possibili. Il consiglio comunale va rivalutato, tutte le deliberazioni e gli studi di valutazione sono da pubblicare sul sito del comune, a dimostrazione che si è tenuta  una condotta amministrativa trasparente e corretta.
Abbiamo poi appreso con soddisfazione dalla stampa, che le autostrade centropadane sostituiranno i tre semafori esistenti in paese con altrettante rotonde. E’una soluzione utile, al momento, per migliorare la viabilità in quanto evita le continue fermate e ripartenze degli automezzi, ma non è certamente in grado di ridurre il traffico veicolare sulla strada 587R e su quelle laterali che a raggiera collegano Caorso con i paesi limitrofi.
La tangenziale a Nord del paese sembra oramai scritta nel libro dei sogni. Essa potrebbe, comunque, non essere più la miglior scelta. Considerato che Caorso è un comune della bassa che sta a metà strada tra Piacenza e Cremona esso deve entrare organicamente nella viabilità regionale ed interregionale, avendo palesemente bisogno di una viabilità adeguata.
A favorire l’inquinamento ci sono anche le strade devastate dalle buche. La nostra interrogazione del luglio 2010 sulla scarsa manutenzione delle  strade comunali e non, probabilmente ha sortito qualche effetto, visto che l’amministrazione provinciale ha stanziato un finanziamento per effettuare la manutenzione della 587R nel tratto caorsano; ora speriamo che anche l’amministrazione locale  dia inizio alle migliorie stradali di sua competenza. Intendiamoci: che siano manutenzioni ben fatte, non modeste rappezzature (rattoppi), perché questo si può pretendere da un comune ricco grazie alle compensazioni nucleari. Abbiamo richiesto interventi rapidi  a tutela della sicurezza degli utenti della strada ed allora il sindaco ci disse che era stato attribuito a maggio un incarico professionale esterno (addirittura!) e che quindi le asfaltature si sarebbero fatte a breve. A questo punto però, data la stagione sfavorevole, dovremo aspettare la prossima primavera per apprezzare la riqualificazione delle strade.
Per ultimo vorrei ricordare quanto ci dicono le ricerche scientifiche in materia di inquinamento secondo le quali il traffico è sì la causa più importante, ma non la sola, dell’aumento delle polveri sottili. Esiste anche l’ossido di azoto quale ulteriore nemico dei nostri polmoni e si tratta di un veleno di emissione industriale. Teniamo questo dato  in considerazione quando si tratterà di attivare i procedimenti di autorizzazione ambientale e le conferenze di servizi, finalizzate agli ampliamenti industriali già previsti nel nuovo piano strutturale comunale. In qualità di amministratori, siamo favorevoli allo sviluppo industriale, perché porta incremento occupazionale, ma pretendiamo anche l’utilizzo delle migliori tecnologie possibili  per ridurre le conseguenze nocive sull’ambiente e quindi sulla salute degli esseri viventi.
 La salute è un bene fondamentale per l’individuo, non è né di destra, né di sinistra. E’ un valore comune a tutti, anche i cinesi lo hanno capito e stanno ponendo rimedio ai loro errori dovuti allo sviluppo selvaggio. Ognuno di noi cerchi di fare ciò che gli compete, nel migliore dei modi, avendo come obiettivo l’interesse generale. Dando spazio al dialogo ed all’ascolto e così ripartirà l’entusiasmo e la voglia di tutti di essere protagonisti del “nostro”futuro, della crescita equilibrata della comunità locale.
Il consigliere 
Maria Cristina Bisagni 


I GIOVANI E IL LORO FUTURO
di Carmen Giovanna Garilli



Egregio Direttore,
“Dedico questo messaggio soprattutto ai più giovani tra noi, che vedono avvicinarsi il tempo delle scelte e cercano un'occupazione, cercano una strada. Dedico loro questo messaggio, perché i problemi che essi sentono e si pongono per il futuro sono gli stessi che si pongono per il futuro dell'Italia'”.Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha aperto il tradizionale messaggio, a reti unificate, di fine anno. Condivido in pieno le preoccupazioni, disagio e incertezza è spesso sinonimo di assenza di prospettiva, di futuro! Ogni essere umano affronta, da solo, il suo peso esistenziale. Ciascuno con la forza e le armi che è andato affinando giorno dopo giorno, anno dopo anno. Una specie di allenamento che inizia dall’infanzia per consolidarsi nell’epoca dell’adolescenza, ma ogni allenamento ha bisogno di modi e tempi giusti, altrimenti la gara risulta compromessa. La gara più importante, quella con se stessi, con il migliore dei mondi possibile, parte con l’handicap per un’intera generazione: quella dei nostri giovani.
Basta leggere gli studi sociologici, studiare i rapporti statistici, analizzare i resoconti economici per rendersi conto che, forse per la prima volta nella storia, i figli hanno un’aspettativa di vita più buia dei genitori. Il lavoro, la casa, l’assistenza sanitaria, la pensione, conquiste per le quali i nostri avi hanno lottato, sembrano oggi, di nuovo, lontani miraggi. Non c’è dubbio che le radici del problema siano complesse e difficili da districare, ma è certo che la crisi profonda che scuote le fondamenta umane, sociali e politiche di quelli che oggi non hanno ancora l’età, ma che domani saranno quelli che governeranno il mondo, vanno affrontate presto e seriamente. Quando un ragazzo di quinta ginnasio, alla domanda “qual è il tuo sogno”, risponde “trovarmi un lavoro per comprare una Fiesta a rate”, ti rendi conto che siamo alla frutta. Che anche i sogni sono diventati mediocri. Che il futuro non è speranza, è rassegnazione. Che mondo possono ideare se il futuro è pauroso? Come possono progettare un’esistenza, coltivare i lori sogni, i loro desideri….senza avere fiducia nel futuro?
La nuova sfida per la politica deve essere di dare un senso alla vita delle persone, di realizzare una società capace di crescere, di produrre sogni, desideri, progetti. Altrimenti si rischia di creare generazioni di Italiani infelici, stressati, frustrati, alienati, insicuri, terrorizzati, che vivono nel disagio. C’è un’intera generazione che vive un presente di rinuncia e di esclusione e che preferisce non immaginare il futuro che l’attende. C’è un’intera generazione che avrebbe bisogno di risposte politiche e governative per porre rimedio a una disoccupazione intellettuale che dovrebbe indignare e far vergognare. Ma le risposte vengono spesso lasciate nelle mani individuali, deboli e isolate di ognuno. Una politica che ignora e non dà spazio e voce ai suoi giovani è una politica che è giunta al tramonto. Un paese che ammazza e abbatte i sogni e le ali delle nuove generazioni e che cala il sipario e spegne le luci sui suoi giovani è un paese finito! L’augurio più grande è che l’intera generazione possa riprendersi il futuro, con quest’auspicio che ritengo debbano concentrarsi le forze di un sano governo con tutte le politiche che ne dovrebbero conseguire. Perché i giovani possano tornare ad avere “desiderio” cioè ambizioni, motivazioni, volontà e capacità di reagire, di sognare. Nei fatti, le dinamiche di una società viva.
Distinti saluti e buon anno a tutti.
Consigliere Comunale Caorso
Carmen Giovanna Garilli

Questione Nucleare 
di Carmen Giovanna Garilli

Egregio Direttore,
Strano Paese l’Italia. Nel novembre 1987 l’80% degli elettori disse no al nucleare con un referendum sentito e partecipato (l’affluenza alle urne fu del 65,1%). Dopo oltre vent’anni il governo Berlusconi ha decretato che gli italiani hanno cambiato opinione. C’è stato un nuovo referendum?
Macché, si è deciso che il vento è cambiato, punto e basta. Che l’opinione degli italiani sia davvero cambiata, nonostante il martellante pressing mediatico, è cosa altamente dubbia. Talmente dubbia che perfino i sondaggi, benché manipolati al pari dei media, non riescono a sfornare risultati soddisfacenti per il partito dell’atomo. In ogni caso l’entusiasmo per il nucleare non deve essere poi così alto, se il governo è stato costretto a predisporre un complicato sistema di incentivi affinché qualcuno accetti di portarsi un bel reattore francese vicino alla propria abitazione, che è esattamente quello che è stato fatto con il decreto legislativo licenziato dal Consiglio dei ministri alle porte del Natale. Come dire, l’atomo fa bene, gli italiani ne sono ormai super-convinti, ma un aiutino per convincerli ancora meglio certo non guasta... Silenzio per l’individuazione dei siti, mentre sappiamo che l’elenco dei siti prescelti esiste già. Meglio il silenzio quindi, decretando per ora lo zuccherino che dovrebbe indorare la pillola. Questo zuccherino è stato collocato all’articolo 22 del decreto, sotto la voce «Misure compensative».. Queste compensazioni andranno per il 10% alla Provincia, per il 55% al Comune, per il 35% ai comuni limitrofi entro un raggio di 20 Km. Apparentemente un Bengodi, naturalmente radiazioni permettendo, ma tanto gli italiani si sono ormai convinti che fanno bene… In realtà queste misure sono non soltanto indecenti, volendo monetizzare il bene primario della salute, sono anche irrisorie.
Ed a proposito di propaganda, l’articolo 30 del decreto chiarisce ogni possibilità di dubbio. L’articolo prevede infatti una «Campagna di informazione nazionale in materia di produzione di energia elettrica da fonte nucleare» (comma 1). Ma come, gli italiani,  dopo aver cambiato opinione, hanno ancora bisogno di essere «informati»! L’allestimento di questo «programma informativo» coinvolgerà numerosi enti, ma alla fine «l'obiettivo, il fabbisogno finanziario, le risorse utilizzabili, il contenuto dei messaggi, i destinatari ed i soggetti coinvolti nella realizzazione della campagna di informazione; la relativa strategia di diffusione, unitamente alle modalità, ai mezzi ed agli strumenti ritenuti più idonei al raggiungimento della massima efficacia della comunicazione» (comma 2), saranno decisi dal governo. Agli italiani verrà così spiegato in tutte le salse, «avvalendosi dei migliori e più moderni mezzi di comunicazione di massa disponibili» (comma 3), che il nucleare fa bene alla salute. Basta convincersene, magari con qualche spicciolo per il disturbo a chi lo ospiterà vicino a casa. Come aggiornamento sulla cavalcata verso la prima pietra potrei fermarmi qui. Ma non posso esimermi dal soffermarmi brevemente su un altro aspetto del decreto.
Il comma 1 dell’articolo 16 (Strumenti di copertura finanziaria ed assicurativa) così recita: «Entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze sono individuati gli strumenti di copertura finanziaria ed assicurativa contro il rischio di ritardi nei tempi di costruzione e messa in esercizio degli impianti per motivi indipendenti dal titolare dell’autorizzazione unica, con esclusione per i rischi derivanti dai rapporti contrattuali con i fornitori». Chiaro? Il governo intende assicurare le aziende elettriche – nella fattispecie Enel ed Edf – dal rischio di ritardi legati all’opposizione alla realizzazione delle centrali nucleari. Il decantato liberismo va qui a farsi friggere, figuriamoci il «rischio d’impresa». I cavalieri dell’atomo devono correre a briglia sciolta, ma qualora dovessero incappare in qualche opposizione di troppo – magari smentendo l’idea secondo cui gli italiani «hanno cambiato opinione» – lo Stato provvederà a risarcirli, e Pantalone pagherà il conto. Questo decreto atomico è un vero monumento all’ipocrisia.
Membro direzione provinciale Pd.
Carmen Giovanna Garilli.