lunedì 28 maggio 2012



LETTERA DEL CONSIGLIERE 
MARIA CRISTINA BISAGNI PUBBLICATA SUL QUOTIDIANO LIBERTA'.



Con molta amarezza devo accettare che a Caorso, all’avvio della riqualificazione della piazza del comune, siano stati tagliati due maestosi  tigli ed un pino. I tigli si elevavano davanti alla rocca municipale, erano alberi che hanno resistito alle intemperie ed all’incuria dell’uomo  per oltre ottant’ anni  (tale è la loro età  secondo  la memoria dei nostri padri). Non si comprende  bene quale sia il motivo dell’eliminazione, perché, se l’area circostante la Rocca è destinata alla fruizione pubblica, non c’è alcun valido  motivo per  non ricomprendervi anche gli alberi vecchi o nuovi, i quali,  ombreggiando il suolo durante i mesi estivi, rendono più gradevole la piazza.

Salvaguardare il verde esistente dovrebbe essere  uno dei fini della  politica, quella politica che si nutre  di elementare buon senso . Le vecchie piante sono parte delle radici della nostra terra, come il dialetto e non possiamo permetterci che scompaiano; esse possono convivere con l’urbanizzazione se  hanno la fortuna di imbattersi in amministratori intelligenti. Del resto, non tutti i monumenti del passato sono fatti di fredda pietra, alcuni sono vivi e vegeti e se li guardiamo ci parlano del nostro territorio, forse meglio di una guida turistica.

Purtroppo i nostri tilia secolari, non parlano, non scrivono, soprattutto non votano, producono soltanto ossigeno ed assorbono gli inquinanti presenti nell’aria che respiriamo: così diceva lo slogan dei consiglieri comunali dei gruppi di opposizione, contrari al taglio degli alberi. E’ una motivazione generale più che valida per non eliminare gli alberi, se consideriamo di trovarci nella pianura padana, una delle zone più inquinate d’Europa, alla presenza  di una centrale nucleare i cui tempi di  dismissione si sono allungati al 2025, nonostante le chiacchiere dei politici che ce la prospettano imminente; con la compagnia di industrie che scalpitano per estendere attività non sempre limpide e logistiche varie. Quindi, quale cittadina che deve  vivere  in questo caotico insieme chiamato “sviluppo”, vorrei che gli alberi  fossero  curati, tutelati in quanto bene pubblico prezioso, sostituiti da esemplari sani qualora si presentino malati. E’ una aspettativa  minima e sarebbe un investimento naturale per un comune che ha fruito di tanti  milioni di euro per le compensazioni nucleari! Per fortuna che almeno in passato qualche  amministratore è stato in grado di creare una urbanizzazione dotata di un piccolo parco  pubblico e di una buona viabilità, come in seguito  di far sorgere  un centro sportivo con una splendida alberatura; ora, invece,  è arrivata l’era delle piazze e delle rotonde pericolose come quella vicina al supermercato Famila e l’altra che ci è stata regalata sulla provinciale per Cremona.

Un’altra osservazione, mirata alla localizzazione specifica : quelle piante tagliate erano utili alla Rocca Municipale? Direi proprio di si, perché dopo aver eliminato l’ombreggiatura ora aumenterà la temperatura dell’edificio e di conseguenza lieviteranno  le spese di energia. In futuro, per raffreddare l’immobile comunale si consumerà più energia. “Tanto pagano i caorsani” che sono abituati, infatti se leggiamo le entrate correnti  previste nel bilancio dell’anno scorso troviamo circa 4 milioni di euro, vale a dire una somma di circa 800 euro che ogni cittadino versa alle casse comunali. Ovviamente da questa cifra restano  esclusi  i 18 milioni di euro incassati dall’amministrazione comunale con le compensazioni comunali.

Quindi una somma ragguardevole, che tuttavia non ha consentito alla nostra amministrazione di completare la manutenzione delle strade, di costruire il nuovo centro sportivo sbandierato per  due mandati. Si è scelto di abbellire il centro paese, demolendo e ricostruendo due piazze (quella delle scuole elementari è poco funzionale da tutti i punti di vista), rivestendole di pietre nuove, eliminando tutti gli “ostacoli” quali il monumento ai caduti, l’aiuola verde, i tigli, il pino. Io avrei preferito una riqualificazione delle piazze e della rocca più consona ad un piccolo paese di provincia, accompagnandola  con  interventi edilizi miranti a creare nuove case alla portata delle tasche di giovani ed anziani, inoltre con l’incentivazione delle ristrutturazioni finalizzate al risparmio energetico.

In un momento di grave crisi economica, con tante grida di dolore  che si alzano dai ceti medio bassi a causa del timore del futuro, non è importante ricreare il fossato ed il ponte levatoio del vecchio  castello e far rivivere lo sfarzo del potere medioevale. Meglio che l’ente locale faccia investimenti produttivi i quali  consentano maggiori entrate e minori spese; che si creino i giusti incentivi per gli imprenditori che vogliono produrre  ricchezza e dare lavoro alle persone che vivono oggi sul  territorio; che si abbia maggior rispetto per i  beni pubblici esistenti quali sono anche le piante, perché l’uomo non è il padrone prepotente di tutto ciò che gli sta attorno. Si avverte ormai la necessità di una maggiore sobrietà nell’uso del danaro pubblico, finalizzato ad  utilizzi  che vadano verso il perseguimento del  bene futuro di tutta la collettività.

Credo che sia possibile essere visionari, cioè progettare dei luoghi di incontro quali le piazze restando  in armonia con gli ecosistemi naturali esistenti. In fondo  anche noi ne facciamo parte. Si può  immaginare e costruire il futuro edilizio con case energeticamente autonome grazie al sole, alle risorse presenti sul territorio, applicando le tecnologie già disponibili, promuovendo il risparmio energetico, riducendo i costi di gestione di ciò che si costruisce. Insomma progettare un futuro civile ed industriale sostenibile dal punto di vista energetico ed economico, in armonia con l’ambiente ed avendo al centro l’uomo: questa è la visione progettuale di chi non è d’accordo con l’amministrazione che pietrifica al massimo grado le piazze.
Alla fine dico addio ai tigli, al pino e spero che non seguano altre mattanze analoghe.

Questi alberi hanno passato la vita meditando, muovendo i rami, uno di essi aveva  il tronco vuoto a causa di potature errate, come ci ha detto un grande esperto di  alberi. Poteva essere curato. Ora non è più possibile sedersi e godere della loro ombra vicino alla Rocca, immaginare che il tempo resti sospeso, aspettare con calma, magari con la compagnia di un buon libro, che arrivino gli uccellini a cinguettare. Quei cinguettii evocano dei sentimenti, delle sensazioni riequilibranti che si sentono di solito quando  resta ancora un angolino pulito in fondo all’animo umano.

Maria Cristina Bisagni
consigliere comunale del gruppo Caorso Libero