
LETTERA DEL CONSIGLIERE
MARIA CRISTINA BISAGNI PUBBLICATA SUL QUOTIDIANO LIBERTA'.
Con molta amarezza devo
accettare che a Caorso, all’avvio della riqualificazione della piazza del
comune, siano stati tagliati due maestosi
tigli ed un pino. I tigli si elevavano davanti alla rocca municipale,
erano alberi che hanno resistito alle intemperie ed all’incuria dell’uomo per oltre ottant’ anni (tale è la loro età secondo
la memoria dei nostri padri). Non si comprende bene quale sia il motivo dell’eliminazione,
perché, se l’area circostante la Rocca è destinata alla fruizione pubblica, non
c’è alcun valido motivo per non ricomprendervi anche gli alberi vecchi o
nuovi, i quali, ombreggiando il suolo
durante i mesi estivi, rendono più gradevole la piazza.
Salvaguardare il verde
esistente dovrebbe essere uno dei fini
della politica, quella politica che si
nutre di elementare buon senso . Le
vecchie piante sono parte delle radici della nostra terra, come il dialetto e
non possiamo permetterci che scompaiano; esse possono convivere con
l’urbanizzazione se hanno la fortuna di
imbattersi in amministratori intelligenti. Del resto, non tutti i monumenti del
passato sono fatti di fredda pietra, alcuni sono vivi e vegeti e se li
guardiamo ci parlano del nostro territorio, forse meglio di una guida
turistica.
Purtroppo i nostri tilia secolari, non parlano, non
scrivono, soprattutto non votano, producono soltanto ossigeno ed assorbono gli
inquinanti presenti nell’aria che respiriamo: così diceva lo slogan dei
consiglieri comunali dei gruppi di opposizione, contrari al taglio degli
alberi. E’ una motivazione generale più che valida per non eliminare gli
alberi, se consideriamo di trovarci nella pianura padana, una delle zone più
inquinate d’Europa, alla presenza di una
centrale nucleare i cui tempi di
dismissione si sono allungati al 2025, nonostante le chiacchiere dei
politici che ce la prospettano imminente; con la compagnia di industrie che
scalpitano per estendere attività non sempre limpide e logistiche varie.
Quindi, quale cittadina che deve vivere in questo caotico insieme chiamato “sviluppo”,
vorrei che gli alberi fossero curati, tutelati in quanto bene pubblico
prezioso, sostituiti da esemplari sani qualora si presentino malati. E’ una
aspettativa minima e sarebbe un
investimento naturale per un comune che ha fruito di tanti milioni di euro per le compensazioni
nucleari! Per fortuna che almeno in passato qualche amministratore è stato in grado di creare una
urbanizzazione dotata di un piccolo parco
pubblico e di una buona viabilità, come in seguito di far sorgere un centro sportivo con una splendida
alberatura; ora, invece, è arrivata
l’era delle piazze e delle rotonde pericolose come quella vicina al
supermercato Famila e l’altra che ci è stata regalata sulla provinciale per
Cremona.
Un’altra osservazione,
mirata alla localizzazione specifica : quelle piante tagliate erano utili alla
Rocca Municipale? Direi proprio di si, perché dopo aver eliminato
l’ombreggiatura ora aumenterà la temperatura dell’edificio e di conseguenza
lieviteranno le spese di energia. In
futuro, per raffreddare l’immobile comunale si consumerà più energia. “Tanto
pagano i caorsani” che sono abituati, infatti se leggiamo le entrate
correnti previste nel bilancio dell’anno
scorso troviamo circa 4 milioni di euro, vale a dire una somma di circa 800
euro che ogni cittadino versa alle casse comunali. Ovviamente da questa cifra
restano esclusi i 18 milioni di euro incassati
dall’amministrazione comunale con le compensazioni comunali.
Quindi una somma
ragguardevole, che tuttavia non ha consentito alla nostra amministrazione di
completare la manutenzione delle strade, di costruire il nuovo centro sportivo
sbandierato per due mandati. Si è scelto
di abbellire il centro paese, demolendo e ricostruendo due piazze (quella delle
scuole elementari è poco funzionale da tutti i punti di vista), rivestendole di
pietre nuove, eliminando tutti gli “ostacoli” quali il monumento ai caduti,
l’aiuola verde, i tigli, il pino. Io avrei preferito una riqualificazione delle
piazze e della rocca più consona ad un piccolo paese di provincia,
accompagnandola con interventi edilizi miranti a creare nuove
case alla portata delle tasche di giovani ed anziani, inoltre con
l’incentivazione delle ristrutturazioni finalizzate al risparmio energetico.
In un momento di grave
crisi economica, con tante grida di dolore
che si alzano dai ceti medio bassi a causa del timore del futuro, non è
importante ricreare il fossato ed il ponte levatoio del vecchio castello e far rivivere lo sfarzo del potere
medioevale. Meglio che l’ente locale faccia investimenti produttivi i
quali consentano maggiori entrate e
minori spese; che si creino i giusti incentivi per gli imprenditori che
vogliono produrre ricchezza e dare
lavoro alle persone che vivono oggi sul
territorio; che si abbia maggior rispetto per i beni pubblici esistenti quali sono anche le
piante, perché l’uomo non è il padrone prepotente di tutto ciò che gli sta
attorno. Si avverte ormai la necessità di una maggiore sobrietà nell’uso del
danaro pubblico, finalizzato ad
utilizzi che vadano verso il perseguimento
del bene futuro di tutta la
collettività.
Credo che sia possibile
essere visionari, cioè progettare dei luoghi di incontro quali le piazze
restando in armonia con gli ecosistemi
naturali esistenti. In fondo anche noi ne
facciamo parte. Si può immaginare e
costruire il futuro edilizio con case energeticamente autonome grazie al sole,
alle risorse presenti sul territorio, applicando le tecnologie già disponibili,
promuovendo il risparmio energetico, riducendo i costi di gestione di ciò che
si costruisce. Insomma progettare un futuro civile ed industriale sostenibile
dal punto di vista energetico ed economico, in armonia con l’ambiente ed avendo
al centro l’uomo: questa è la visione progettuale di chi non è d’accordo con
l’amministrazione che pietrifica al massimo grado le piazze.
Alla fine dico addio ai
tigli, al pino e spero che non seguano altre mattanze analoghe.
Questi alberi hanno passato
la vita meditando, muovendo i rami, uno di essi aveva il tronco vuoto a causa di potature errate,
come ci ha detto un grande esperto di
alberi. Poteva essere curato. Ora non è più possibile sedersi e godere
della loro ombra vicino alla Rocca, immaginare che il tempo resti sospeso,
aspettare con calma, magari con la compagnia di un buon libro, che arrivino gli
uccellini a cinguettare. Quei cinguettii evocano dei sentimenti, delle
sensazioni riequilibranti che si sentono di solito quando resta ancora un angolino pulito in fondo
all’animo umano.
Maria Cristina Bisagni
consigliere comunale del
gruppo Caorso Libero

LETTERA DEL CONSIGLIERE
MARIA CRISTINA BISAGNI PUBBLICATA SUL QUOTIDIANO LIBERTA'.