Argomento nucleare.
Facendo alcune considerazioni generali, si può dire che: anziché intervenire sulla domanda, con una politica di risparmio energetico e di aumento di efficienza, le recenti decisioni del Governo Berlusconi vanno nella direzione di privilegiare l’offerta di energia e in pratica tornare al nucleare, un progetto respinto dai cittadini italiani con il referendum di venti anni fa, in un momento, tra l’altro in cui l’Italia aveva studi avanzati e tecnici validi nel campo specifico. Ripercorrere oggi quella strada, significa tra l’altro, comprare le centrali chiavi in mano da altri paesi. Ma questo non è certo l’unica nota stonata.
Elettricità non è sinonimo di energia. La produzione elettrica e solo una parte modesta della produzione totale di energia e in Europa costituisce solo il 6% dei consumi finali. La gran parte viene utilizzata nei trasporti, nel riscaldamento e nella produzione industriale; tutte aree in cui il consumo di petrolio non può essere sostituito dall’energia atomica. Il dibattito sul nucleare insomma, grande elemento di discussione, si restringe solo a questo modesto 6% che rappresenta la produzione elettrica. L’energia nucleare non è abbondante: essa fornisce solo il 6% di energia e a questo ritmo ci sarà URANIO solo per i prossimi 30 anni. Se essa dovesse porsi come vera alternativa al petrolio, quante guerre dovremmo sopportare? La guerra del Golfo ci insegnato tragicamente qualcosa.
Un’altra assurdità e quella che si va dicendo che con il nucleare aiuti a ridurre la dipendenza nostro paese dalle importazioni: l’Italia non possiede un solo grammo di uranio, non ha impianti per arricchirlo, non ha un sito dove stoccare le scorie, tanto che per trattare quelle prodotte nel periodo che aveva le centrali attive, ha dovuto rivolgersi alla Francia e all’Inghilterra ed ora che queste scorie stanno per tornare indietro dopo essere state trattate, non si sa dove metterle.
L’energia nucleare non è pulita, e come ci ricorda l’Agenzia Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Ionizzanti, dosi comunque piccole di radiazioni, aggiungendosi al fondo naturale di radioattività, possono causare eventi sanitari gravi ai lavoratori e alle popolazioni nel funzionamento normale degli impianti, senza considerare poi cosa succerebbe nel caso di eventuali incidenti.
Chernobyl non è purtroppo una novella, ed è stata solo la punta di un iceberg, quella impossibile da nascondere all’opinione pubblica come invece lo sono stati tanti altri incidenti avvenuti sia nella vecchia URSS che negli Stati Uniti ed in altre parti del mondo, dei quali non si è avuto che qualche notizia trafugata dopo qualche tempo.
Il nucleare preoccupa anche per il forte fabbisogno idrico per la produzione di vapore e per il raffreddamento dei reattori, in un contesto mondiale che vede accrescere la richiesta di acqua dalle popolazioni. In Francia, circa il 40% del consumo di acqua se ne va per raffreddare le centrali nucleari. 40 % ci rendiamo conto? Acqua che viene restituita all’ambiente con residui inquinanti e per di più ad alta temperatura, fattore anche questo che contribuisce al peggioramento della situazione ambientale.
Resta irrisolto il problema dei rifiuti radioattivi, materia tuttora di ricerca, dopo il fallimento della prospettiva di utilizzare strutture saline.
Se la politica e la cultura potessero ancora qualcosa al cospetto dell’economia, si potrebbero riconsiderare gli standard di vita e di consumo energetico, per scoprire alla fine che possiamo vivere anche in modo più leggero. Noi diciamo che per avere energia a costi competitivi è meglio utilizzare la ricetta europea: ipotizzando un risparmio del 2% per anno, si potrebbe arrivare ad un risparmio di 2 miliardi di euro proprio nell’anno stesso. Questa è la via da percorrere per realizzare entro il 2020 il 20% di risparmio energetico e il 20% di fonti rinnovabili.
L’Europa dice che gli sforzi vanno focalizzati sulle Energie Rinnovabili, mentre anche l’Italia ha un modo antico di concepire l’energia elettrica. L’architettura è sempre la stessa: grande centrale di produzione, grande rete di distribuzione, distribuzione diffusa, consumo. Dobbiamo fare esattamente l’opposto, cioè produzione diffusa di elettricità e riversamento in rete di questa produzione e quindi un salto di efficienza energetica.
Oggi nello stile di vita, i soldi battono l’ecologia, il nostro sforzo, possiamo dire rivoluzionario, è per modificare e invertire questa tendenza. Questa è la vera prospettiva industriale di qualità del tutto alternativa al nucleare, sistema di produzione verticale, oltre che altamente rischioso.
Con uno sforzo molto più piccolo di quello sul Nucleare, l’Italia si potrebbe mettere all’avanguardia delle tecnologie di conversione di biomasse, da residui e non da colture dedicate. Nel frattempo, dare impulso alle produzioni alternative come l’eolica o quella solare, proseguendo cioè le politiche di sviluppo dell’utilizzo di fonti rinnovabili avviate dal Governo Prodi, ciascuno di noi può produrre l’energia necessaria al proprio fabbisogno destinato al cosiddetto uso civile.
Il ministro Scaiola afferma che la bolletta in Italia pesa troppo, dice la verità, peccato che dimentica di dire che il risparmio che il nucleare potrà arrivare intorno al 5% e che i benefici si potranno vedere non prima di 10-15 anni, quando le eventuali centrali saranno operative.
Non crediamo che il Ministro non sia a conoscenza di tutto questo. Resta da chiedersi allora perché il Governo spinga per questa opzione, forse per l’antico vizio italiano di estorcere allo Stato risorse finanziare per distribuirle a gruppi di imprese, per fare un favore agli amici che producono reattori nucleari.
Per concludere, noi DICHIARIAMO INDISPONIBILE IL NOSTRO TERRITORIO COMUNALE PER LA COSTRUZIONE DI CENTRALI NUCLEARI e INVITIAMO ANCHE L’AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE A FARE ALTRETTANTO SU TUTTO IL TERRITORIO DELLA PROVINCIA PIACENZA.
Il Capogruppo
Carmen Giovanna Garilli
CAORSO : AGRICOLTURA ED ENERGIA PULITA
Il Consiglio Comunale di Caorso ha approvato recentemente all’unanimità un ordine del giorno a sostegno di una filiera agricola tutta italiana, con l’impegno di creare una filiera corta locale. Abbiamo poi auspicato la creazione di un punto di vendita diretto dei prodotti agricoli e il sindaco Callori ha replicato osservando che servono punti di distribuzione che raggruppino più paesi. Noi non siamo esasperatamente campanilisti e quindi siamo consapevoli che le modalità di realizzazione del canale di vendita corto sono le più varie e tutte valide. Possono consistere nell’allestimento di un punto vendita sovra comunale, all’interno delle aziende o della distribuzione locale; nell’ utilizzo di prodotti locali nelle mense. Del resto nel nostro programma elettorale era prevista l’introduzione di un marchio comunale di filiera italiana corta ( DE.CO. ). La Denominazione Comunale è una forma di garanzia per il consumatore, poiché attesta l’origine, la composizione, le modalità di preparazione dei prodotti,così come codificati da specifici disciplinari stabiliti dal comune.
L’importante è che vi sia una valorizzazione della tipicità e genuinità del prodotto del nostro territorio. Acquistare i nostri prodotti agricoli ha una grande valenza sia culturale ( l’orgoglio del nostro lavoro ), sia economica ( contiene i prezzi ), sia ambientale ( riduce l’inquinamento da trasporto ).
Quello che mi preme, però, è cercare di dare all’argomento una prospettiva di più largo respiro. Una visione più ampia di filiera agricola italiana e corta, legandola al dibattito sull’energia che per Caorso, sito di centrale nucleare, è fondamentale.
L’agricoltura non è solo la coltivazione della terra. La campagna è produttrice - e depositaria - di risorse naturali come l’acqua e altre energie rinnovabili, quindi ha un ruolo strategico nella tutela dell’ambiente e della qualità della vita. L’agricoltura può avere un ruolo importante anche nella politica energetica. La diminuzione della disponibilità delle fonti energetiche fossili, in particolare del petrolio, e la riduzione delle emissioni inquinanti ci impongono delle linee rigorose in campo energetico. Sono da condividere ( oltre che attuare ) gli obiettivi fissati dall’Unione Europea, entro il 2020, con la formula del 20-20-20: meno 20% di emissioni di anidride carbonica, più 20% di efficienza energetica, più 20% da fonti di energia rinnovabili.
Dobbiamo con coraggio percorrere strade nuove tra le quali incrementare l’utilizzo delle fonti rinnovabili, in modo particolare nei settori del solare, del fotovoltaico, delle biomasse, dei biocombustibili a filiera corta e del biogas. Oggi, degli oltre 40 mila impianti fotovoltaici installati, più del 30% sono agricoli; ma le attività produttive di energia da fonti rinnovabili realizzate da aziende agricole sono varie. Può trattarsi di energia elettrica e calorica derivante da biomasse cioè dalla parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura e dalla silvicoltura (legna);possono essere carburanti ottenuti da produzioni vegetali del fondo quali il bioetanolo, biodiesel, il biogas; possono essere i prodotti della c.d. chimica verde.
Di fatto negli ultimi anni il legislatore ha rivolto una particolare attenzione alla produzione di energia elettrica da parte di imprenditori agricoli, introducendo disposizioni incentivanti di carattere fiscale. Sulle biomasse a filiera corta, partiamo dal Dlgs. n.102/2005 che introduce le “intese di filiere”, passiamo per la L. 222/2007 che definisce la filiera corta , segue il D.M.18/12/2008 (decreto rinnovabili) che ritorna sulle biomasse da filiere, fino ad arrivare alla L. 99/2009 che rimodula i vari tipi di biomasse e le tariffe. Aspettiamo da ultimo di leggere il Piano di Sviluppo Regionale e il Piano Strategico nazionale di sviluppo rurale , attualmente al vaglio della Comunità Europea.
Abbiamo quindi un panorama ampio che ci permette di compiere scelte mature e virtuose a favore dell’ambiente e dei cittadini. A maggior ragione se si tratta di Caorso, un comune che gode delle ingenti somme derivanti dalle compensazioni nucleari. Sulla base della legge n.368/ 2003 sono stati assegnati a Caorso, nell’anno 2008 e 2009, fondi per…………………….e si tratta di risorse finanziarie vincolate ad investimenti per la riqualificazione ambientale. Contributi così rilevanti, se rapportati ad una situazione finanziaria molto critica per tutti gli altri enti locali, permettono agli amministratori di pensare in grande per lo sviluppo del proprio territorio. Quindi ben vengano le sagre folkloristiche di promozione dei prodotti locali, i finanziamenti minimi a quei pochi Caorsani che hanno deciso di realizzare un impianto fotovoltaico o di installare una caldaia a condensazione o di mettere l’auto a gas. Ma forse Caorso può fare di più con le potenzialità economiche di cui dispone. Le energie rinnovabili sono una grande opportunità per il miglioramento ambientale, per integrare il reddito dell’agricoltore, per sviluppare produzioni agricole alternative. Inoltre le fonti rinnovabili hanno ricadute rilevanti sul piano occupazionale. La realizzazione in Italia del pacchetto europeo 20-20-20 comporterebbe una occupazione aggiuntiva, piuttosto qualificata, di almeno 150.000 posti di lavoro. Barroso ha prospettato in Europa un milione di nuovi posti di lavoro derivanti dalla produzione di energie rinnovabili. Dati positivi arrivano dalla Germania che grazie alle fonti alternative ha creato oltre 200.00 posti di lavoro.
Quindi dobbiamo lavorare per calare queste opportunità nella realtà produttiva ed occupazionale del nostro territorio. Gli enti locali devono creare gli strumenti ed incentivare le piccole e medie aziende e i produttori indipendenti di energia. Il percorso è impegnativo, ma un passo alla volta si può andare anche nella direzione della sostenibilità ambientale, del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili. Del resto, che cos’è la politica se non anche l’arte di realizzare i risultati difficili nell’interesse della collettività.
Agosto 2009
Il consigliere
Il consigliere
Maria Cristina Bisagni
A PROPOSITO DELLA FILIERA AGRICOLA CORTA
A CAORSO
Con riguardo all’ampio rilievo dato dal sindaco Callori all’argomento della filiera agricola corta a Caorso, il gruppo consiliare di opposizione “Caorso libero” vorrebbe fare alcune considerazioni.
All’ ordine del giorno del Consiglio comunale tenutosi il 3/8/2009 vi era, tra l’altro, una mozione finalizzata “al sostegno di una filiera agricola tutta italiana”, recependo in tal senso le richieste del mondo agricolo. Durante la discussione, la nostra rappresentante di minoranza Bisagni Maria Cristina ha proposto di aggiungere alla mozione politica generale l’impegno del Consiglio comunale di “promuovere una filiera corta locale”. La proponente voleva così fare in modo che l’invito al Governo si accompagnasse ad un impegno per il raggiungimento di azioni concrete ed utili alla popolazione di Caorso.
Ora, siamo contenti che il nostro suggerimento sia stato apprezzato e condiviso dalla maggioranza guidata dal sindaco Callori. In effetti la filiera corta contribuisce a creare una filiera tutta italiana; è un antidoto contro i raggiri ai danni dei produttori e consumatori, così tipici del mercato globalizzato. Non si può che condividere la mobilitazione degli agricoltori rivolta ad ottenere la tutela del made in Italy. Ed ogni istituzione dovrà fare la propria parte per tradurre le aspettative in concreta tutela contro l’agro-pirateria. Speriamo quindi che il parlamento emani norme a difesa dalle contraffazioni, cosicchè il consumatore possa sapere per mezzo dell’etichettatura e con l’indicazione dell’origine della materia prima, che cosa compra e da dove proviene il prodotto. L’ente locale, potrebbe invece creare le condizioni per un rapporto diretto tra i produttori agricoli ed i consumatori, favorire l’utilizzazione dei prodotti locali nelle mense scolastiche, nei mercati.
La filiera corta è un tipo di vendita dei prodotti agricoli che aiuta concretamente sia i produttori che i consumatori e non danneggia il commercio onesto.
Ma, per un paese come Caorso, non può sfuggire il rapporto tra la filiera corta e l’energia.
Coldiretti ha previsto, sul proprio sito in data 28/07/2009, che la produzione di energia rinnovabile proveniente dall’agricoltura italiana si triplicherà nei prossimi dieci anni con centomila posti di lavoro disponibili. Lo sviluppo delle energie rinnovabili prodotte nelle campagne italiane raggiungerà nel 2020 l’8 per cento del totale per un equivalente di 15,5 milioni di tonnellate di petrolio. Quindi l’agricoltura di domani non sarà solo costituita dai prodotti alimentari, ma anche dalla produzione di energia da biomasse arboree e da residui di lavorazione, nell’ambito di una rinnovata filiera corta.
Sappiamo che il settore agricolo mostra segni di fragilità, perché presenta eccessiva frammentazione. Sappiamo che in Italia la filiera è lunga e che all’interno ci sono troppi passaggi di intermediazione: l’anello debole è dato essenzialmente dai produttori (oltre che dai consumatori), i quali non hanno una grande capacità di negoziazione, soprattutto di fronte alla grande distribuzione. E allora non si tratterà solo di promuovere qualche festa folkloristica o di distribuire alcuni contributi. Si dovrà pensare al futuro dell’agricoltura, al turnover generazionale, sostenendo un rinnovamento culturale del mondo agricolo, dei processi produttivi ed organizzativi. Elaborare programmi locali di lancio di filiere produttive, premiare l’innovazione gestionale e l’auto produzione di energia .
Noi attingiamo con piacere al distributore di latte situato in paese, perché in questo modo si sostiene quell’agricoltore caorsano che, con coraggio, tiene aperta una stalla di vacche da latte, nonostante tutti i problemi di questo tipo di filiera. Speriamo anche di vedere presto a Caorso un punto attrezzato e funzionale per la vendita diretta dei prodotti agricoli.
Agosto 2009
Il consigliere.
Maria Cristina Bisagni
