GRUPPO CONSILIARE CAORSO LIBERO
IN ITALIA MANCA UN PIANO ENERGETICO
Insomma, un’escalation di dichiarazioni e iniziative che danno
l’idea dello stato confusionale in cui versa chi ci governa. E un governo che
non ha le idee chiare sulla politica energetica fa un danno enorme a tutto il paese,
perché le scelte in materia influiscono sulla vita della nazione a 360 gradi:
competitività del sistema industriale, tutela dell’ambiente, inflazione, costo
della bolletta, sostenibilità dell’economia, ecc. La decisione di realizzare
il nucleare impegnerà il paese per un
lungo periodo, per almeno 50 anni, mentre la prima energia sarà prodotta tra
dieci anni: e se fra dieci anni i costi delle energie rinnovabili calassero con
l’evoluzione in corso, l’energia nucleare sarà ancora conveniente economicamente?
Come si fa a non credere, alla luce di tutto ciò, che questa
moratoria dai contorni così ambigui non sia solo una scelta furba per tentare
di indebolire il referendum del 12 e 13 giugno? Lo testimonia ulteriormente
l’idea sciagurata di non accorpare il referendum alle elezioni amministrative
che si terranno a maggio, una scelta che ci porterà a sperperare circa 300
milioni di euro pubblici (ossia delle nostre tasche) e che dimostra solo una
cosa: una paura nera di ascoltare la volontà degli elettori.
C’è una totale assenza di
chiarezza sull’analisi costi/benefici del nucleare. Quante centrali ospiteremo?
Dove saranno realizzate? Dove saranno stoccate le scorie? Vale la pena di
spendere svariati miliardi per una tecnologia dai caratteri così incerti? Perché
la maggior parte dei paesi occidentali fanno marcia indietro, mentre noi
andiamo controcorrente? Perché non si parla dei rischi che si corrono anche in
assenza di incidenti? Di tutto ciò, nulla è dato sapere.
La verità è che in Italia manca una politica energetica seria,
credibile e di lungo periodo. Questa dovrebbe basarsi su un’analisi che
immagina quale sarà il nostro fabbisogno energetico tra 30, 40, 50 anni e su un progetto di come saranno soddisfatte le
necessità individuate. Un grande paese del centro Europa come la Germania punta
a produrre energia per l’80% da fonti pulite entro il 2050, non si può
accettare l’idea che da noi qualcosa che perlomeno si avvicini a ciò sia
irrealizzabile. Si fa un gran parlare dell’indipendenza energetica dai paesi
esportatori di combustibili fossili senza spiegare chi e a quali prezzi ci
dovrebbe fornire l’uranio. Si è scelto frettolosamente di adottare il nucleare
invece di continuare a incentivare in modo razionale e programmato le energie
rinnovabili. Si è deciso di
abbandonare la ricerca e lo sviluppo nel settore delle energie rinnovabili, in
forte crescita negli altri paesi,che avrebbe dato alla nostra economia una
spinta in più, consentendole di mantenere quote significative di mercato anche a
livello mondiale
Si sono sacrificate parole chiave come efficienza energetica,
riduzione degli sprechi, cogenerazione dell’energia, teleriscaldamento, cioè le
scelte che avrebbero consentito notevoli risparmi di fonti primarie. Basta
pensare, ad esempio, che per l’edilizia, un settore oggi in grave crisi, le
agevolazioni fiscali del 55% e del 36% relative
alle ristrutturazioni e quindi finalizzate al miglioramento
dell’efficienza energetica,termineranno alla fine del 2011.
Ci siamo ritrovati, insomma, di fronte a un piano nucleare che
alla stragrande maggioranza degli italiani non piace (tre su quattro dicono no
alle nuove centrali, per non parlare dei governatori, praticamente tutti
contrari ad ospitare gli impianti sul proprio territorio) anziché a un modello
di sviluppo sostenibile basato sulla green economy, capace di produrre
insieme ricchezza, occupazione e tutela dell’ambiente.
Sembra di essere di fronte a una farsa, la farsa del nucleare
recitata a soggetto da un Governo in totale confusione. Col referendum del 12 e 13 giugno, però, abbiamo un’occasione
formidabile, da spettatori possiamo diventare attori protagonisti: basta votare
SI per dire NO a una strada buia che rischia di trascinare
verso rischi enormi un paese che ha già tanti problemi davanti a se.
E Caorso? Attende da anni che gli oltre 8.000 fusti di rifiuti a
media e bassa radioattività siano trasferiti in un deposito nazionale, attende
la licenza di fine esercizio, attende che vengano ripristinate le somme
stanziate dalla legge 368/03. Attende di sapere quale sarà il destino delle sue
future generazioni.
Il capogruppo di Caorso Libero
Carmen Giovanna Garilli

