venerdì 24 giugno 2011

Nessuna politica energetica.




GRUPPO CONSILIARE CAORSO LIBERO


IN ITALIA MANCA UN PIANO ENERGETICO

Il disastro del terremoto giapponese, con le conseguenze tragiche sulla centrale di Fukushima, ha notevolmente risvegliato in Italia il dibattito sull’energia nucleare e sulla scelta del Governo Berlusconi di realizzare anche nel nostro paese le centrali atomiche. Nel contempo, tutto ciò ha messo in luce le evidenti contraddizioni di un Governo che ha dimostrato inadeguatezza e inaffidabilità allarmanti: basta andare a rileggere alcune tra le dichiarazioni di vari esponenti di centrodestra a partire dal giorno successivo al terremoto giapponese. Il 12 marzo Fabrizio Cicchitto (capogruppo PDL alla Camera) dichiara: “La posizione sul nucleare rimane quella che è, non è che si può cambiare ogni volta”. Paolo Romani (ministro per lo Sviluppo Economico) il 16 marzo tranquillizza: “Non obbligheremo nessun territorio ad ospitare una centrale nucleare, anche se la legge lo consentirebbe”. Il giorno dopo, la sua collega di governo Stefania Prestigiacomo (ministro dell’Ambiente) si lascia sfuggire un fuori onda immediatamente colto dalla stampa: “E’ finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Bisogna uscirne ma in maniera soft”. Il 23 marzo arriva la moratoria: il Governo vara la sospensione per un anno alle procedure di localizzazione e realizzazione di impianti nucleari in Italia.
Insomma, un’escalation di dichiarazioni e iniziative che danno l’idea dello stato confusionale in cui versa chi ci governa. E un governo che non ha le idee chiare sulla politica energetica fa un danno enorme a tutto il paese, perché le scelte in materia influiscono sulla vita della nazione a 360 gradi: competitività del sistema industriale, tutela dell’ambiente, inflazione, costo della bolletta, sostenibilità dell’economia, ecc. La decisione  di realizzare il  nucleare impegnerà il paese per un lungo periodo, per almeno 50 anni, mentre la prima energia sarà prodotta tra dieci anni: e se fra dieci anni i costi delle energie rinnovabili calassero con l’evoluzione in corso, l’energia nucleare sarà ancora conveniente economicamente?
Come si fa a non credere, alla luce di tutto ciò, che questa moratoria dai contorni così ambigui non sia solo una scelta furba per tentare di indebolire il referendum del 12 e 13 giugno? Lo testimonia ulteriormente l’idea sciagurata di non accorpare il referendum alle elezioni amministrative che si terranno a maggio, una scelta che ci porterà a sperperare circa 300 milioni di euro pubblici (ossia delle nostre tasche) e che dimostra solo una cosa: una paura nera di ascoltare la volontà degli elettori.
 C’è una totale assenza di chiarezza sull’analisi costi/benefici del nucleare. Quante centrali ospiteremo? Dove saranno realizzate? Dove saranno stoccate le scorie? Vale la pena di spendere svariati miliardi per una tecnologia dai caratteri così incerti? Perché la maggior parte dei paesi occidentali fanno marcia indietro, mentre noi andiamo controcorrente? Perché non si parla dei rischi che si corrono anche in assenza di incidenti? Di tutto ciò, nulla è dato sapere.
La verità è che in Italia manca una politica energetica seria, credibile e di lungo periodo. Questa dovrebbe basarsi su un’analisi che immagina quale sarà il nostro fabbisogno energetico tra 30, 40, 50 anni e  su un progetto di come saranno soddisfatte le necessità individuate. Un grande paese del centro Europa come la Germania punta a produrre energia per l’80% da fonti pulite entro il 2050, non si può accettare l’idea che da noi qualcosa che perlomeno si avvicini a ciò sia irrealizzabile. Si fa un gran parlare dell’indipendenza energetica dai paesi esportatori di combustibili fossili senza spiegare chi e a quali prezzi ci dovrebbe fornire l’uranio. Si è scelto frettolosamente di adottare il nucleare invece di continuare a incentivare in modo razionale e programmato le energie rinnovabili. Si è deciso di abbandonare la ricerca e lo sviluppo nel settore delle energie rinnovabili, in forte crescita negli altri paesi,che avrebbe dato alla nostra economia una spinta in più, consentendole di mantenere quote significative di mercato anche a livello mondiale
Si sono sacrificate parole chiave come efficienza energetica, riduzione degli sprechi, cogenerazione dell’energia, teleriscaldamento, cioè le scelte che avrebbero consentito notevoli risparmi di fonti primarie. Basta pensare, ad esempio, che per l’edilizia, un settore oggi in grave crisi, le agevolazioni fiscali del 55% e del 36% relative  alle ristrutturazioni e quindi finalizzate al miglioramento dell’efficienza energetica,termineranno alla fine del 2011.
Ci siamo ritrovati, insomma, di fronte a un piano nucleare che alla stragrande maggioranza degli italiani non piace (tre su quattro dicono no alle nuove centrali, per non parlare dei governatori, praticamente tutti contrari ad ospitare gli impianti sul proprio territorio) anziché a un modello di sviluppo sostenibile basato sulla green economy, capace di produrre insieme ricchezza, occupazione e tutela dell’ambiente.
Sembra di essere di fronte a una farsa, la farsa del nucleare recitata a soggetto da un Governo in totale confusione. Col referendum del 12 e 13 giugno, però, abbiamo un’occasione formidabile, da spettatori possiamo diventare attori protagonisti: basta votare SI per dire NO a una strada buia che rischia di trascinare verso rischi enormi un paese che ha già tanti problemi davanti a se.
E Caorso? Attende da anni che gli oltre 8.000 fusti di rifiuti a media e bassa radioattività siano trasferiti in un deposito nazionale, attende la licenza di fine esercizio, attende che vengano ripristinate le somme stanziate dalla legge 368/03. Attende di sapere quale sarà il destino delle sue future generazioni.   
Il capogruppo di Caorso Libero
Carmen Giovanna Garilli