GRUPPO CONSILIARE CAORSO LIBERO
INTERVENTO DEL CAPOGRUPPO
CARMEN GIOVANNA GARILLI
CONSIGLIO COMUNALE 22 GIUGNO 2012
APPROVAZIONE PIANO STRUTTURALE COMUNALE
Una doverosa premessa al Psc è
affidato il compito di definire la pianificazione territoriale ed urbanistica,
ossia mettere i comuni nelle condizioni di promuovere lo sviluppo sociale,
culturale ed economico della popolazione, di migliorarne la qualità della vita
e di utilizzare con scrupolo tutte le risorse non rinnovabili. E’ l’indicatore
delle tante indicazioni riguardanti lo sviluppo di Caorso, è una scelta
culturale e politica con enormi riflessi economici, sociali e ambientali. Le
conseguenze delle scelte effettuate tramite questo strumento avranno ripercussioni enormi non
solo nell’immediato, ma avranno un impatto determinante sulle prossime
generazioni. Da qui l’estrema delicatezza di un atto che aveva bisogno di un
percorso meditato e condiviso, da chi le scelte le subirà e/o dovrà tradurle in
pratica.
Ecco perché questo strumento in
gestazione ormai da molti anni nel corso delle di due diverse legislature
avrebbe sicuramente meritato un percorso
diverso.
E’quindi mancato un percorso di concertazione
democratica, e spiace anche rilevare e lo facciamo con amarezza e delusione che
è stato in sostanza negato uno spazio tecnico istituzionale di confronto per
una materia così delicata. A fronte della numerosissime sollecitazioni critiche
e costruttive da noi avanzate, il sindaco e la sua maggioranza ancora una volta
si sono chiusi in una logica di autosufficienza ideologica, ignorando i modelli
partecipativi indicati dalle norme e anche del semplice buonsenso. Noi eravamo
li pronti ad offrire il nostro contributo anche contro il nostro interesse, ma
non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
L’importanza che oggi assume la
pianificazione rendeva necessaria la più estesa condivisione delle scelte, per
evitare quel continuo stillicidio di varianti urbanistiche, anche importanti, che
ormai da anni accompagna l’operato della precedente e attuale Amministrazione:
un appuntamento frequentissimo, presente praticamente in ogni Consiglio
Comunale degli ultimi sette anni. Quanto è successo, non è sicuramente un buon
segnale che viene dato ai cittadini,né tanto meno è il segnale che tutti si
aspettavano il cammino, è il caso di dirlo, che si è svolto nelle segrete
stanze e mai improntato alla chiarezza, trasparenza, l’atteggiamento poco
collegiale e assolutamente autoritario senza alcun coinvolgimento delle altre
forze politiche non aiuta e non aiuterà un confronto serio, e disteso.
Il quadro che oggi si presenta, nei
rapporti consiglieri tra chi oggi amministra e l’opposizione su questo tema
particolarmente cruciale per ovvi motivi d’importanza della materia è
francamente deludente, se non allarmante. Al di là dell’occasione persa, solo
una parte è stata chiamata a disegnare il Caorso di domani, ci si riduce
nuovamente a fare e disfare progetti differenti ad ogni cambio di
amministrazione, ricadendo così in uno scontro continuo, al posto di
un’auspicata maturità istituzionale, che tanto farebbe bene a Caorso.
Per puro spirito costruttivo ci siamo
impegnati nell’esame degli atti sia nella prima fase, proponendo sia le
correzioni agli errori, ma anche una serie di miglioramenti circa le previsioni
del progetto, lo abbiamo fatto con responsabilità in sede di adozione, lo
abbiamo rifatto in sede di controdeduzioni e lo seguiremo a fare in sede di
approvazione.
Siamo giunti alla fine della commedia
del Psc di Caorso condotta e malamente recitata dall’Amministrazione comunale
che porta ora in Consiglio comunale il frutto dei suoi considerevoli sforzi.
Si giunge oggi all’approvazione
definitiva di un Psc nato male, nato proprio sotto una cattiva stella, un piano
che anziché chiamarsi psc potrebbe prendere il nome di pdt Piano distruzione
territorio, pare che i nostri amministratori di maggioranza si siano ispirati ai sacri testi dei mitici
anni 60, non prendendo in considerazione concetti quali lo sviluppo
sostenibile, il consumo del suolo, la qualità della vita, a quei tempi e mi riferisco agli anni 60 le preoccupazioni erano altre , ad esempio la ricostruzione
post bellica e in genere lo sviluppo edilizio.
Partendo dallo
scenario sopra tratteggiato, quelle che seguono sono delle riflessioni sul
processo di elaborazione del PSC e sulla sua impalcatura teorica.
Dalla cronistoria del PSC emerge
chiaramente un percorso molto
travagliato in quanto fin dall’inizio:
a)
gli
elaborati progettuali mostravano parecchie carenze: erano insufficienti per
numero e per qualità dei contenuti.
b)
Mancavano
molti studi preliminari e valutazioni specialistiche ritenute indispensabile
dalla normativa vigente.
c)
Molte
scelte, soprattutto quelle destinate a governare e orientare lo sviluppo del
paese, NON erano supportare da adeguate motivazioni.
Ciò nonostante l’Amministrazione comunale procede con l’iter amministrativo e trasmette all’Amm. Provinciale il PSC.
L’Amm. Provinciale formula 141 Osservazioni e le trasmette all’Amministrazione comunale .
Da tali osservazioni emerge chiaramente:
a)
La
supeficialità delle analisi preliminari
b)
l’inconsistenza
dei presupposti su cui si è basato il Piano
Per non ammettere i propri errori, il
fallimento o la propria incapacità,
esaminate le 141 osservazioni, ne contesta solo 9.
Di queste 9, ben 3 sono respinte dalla
Provincia.
Dunque l’ Amministrazione Comunale fa proprie
ben 135 osservazioni su 141 –
In parole povere, questo significa che
l’Amministrazione comunale deve mettere mano in modo pesante alla cartografia,
alle norme, acquisire documentazione che era omessa ecc. in poche parole deve rifare tutto
quanto.
A questo punto l’Amministrazione
Comunale deve spiegarci su cosa ha
basato le proprie decisioni, chiacchere di paese, fantasie di qualche
visionario, promesse di industriali, istinto del politico locale?
Non vi siete accorti che il PSC NON era in
sintonia con gli strumenti di pianificazione sovracomunale? Sembra che abbiate
portato avanti un PSC senza avere mai interagito con gli Enti preposti. Oppure
avete tentato di “fare i furbi”? Vi siete comportati come degli scolaretti che
hanno portato il compito sbagliato dalla maestra perché non si sono accorti dei
loro errori.
Se andiamo poi ad osservare alcune delle più
“pregevoli” indicazioni imposte dalla Provincia possiamo vedere:
a)
Manca
la tal cosa…
b)
Manca
quel dato …
c)
Manca
quel disegno ..
d)
bisogna
modificare ….
e)
bisogna
recepire…
Per
uscire dal vicolo cieco in cui si era infilato , il Comune ha fatto ricorso
alla procedura cosidetta INTESA con la Provincia che ha condizionato il proprio
benestare al recepimento di determinate richieste.
La cosa ancora più inaccettabile per una amministrazione
è che sulle 135 osservazioni recepite (132 recepite integralmente o
parzialmente + 3 imposte dalla Provincia) la Provincia ha espresso quasi
sempre una INTESA CONDIZIONATA, ed ha
elencato punto per punto tutte le cose da fare per adeguarsi agli strumenti ed
alle normative. Cioè ha detto che il PSC deve essere modificato per poter
procedere oltre.
Ricordo per pura cronica, che i primi studi
sul Psc risalgono all’anno 2008, sono passati quindi ben 4 anni e solo ora
l’amministrazione comunale porta in consiglio comunale uno strumento di
pianificazione urbanistica che è il frutto carico di osservazioni e
prescrizioni della provincia che ha dovuto imporre moltissime condizioni per
dare il proprio benestare al proseguimento dell’iter amministrativo.
Non staremo pertanto
a riprendere tutti gli elementi che giudichiamo negativamente, ma ci interessa in questa sede rimarcare le
contraddizioni dell’operato nel gestire il psc, e lo facciamo riferendoci ad
alcune osservazioni
N°
|
Commento
|
65
|
Dimensionamento dei nuovi
insediamenti: La Provincia afferma che il PSC è sovrastimato e non rispetta
le previsioni del PTCP
intesa condizionata
|
67
|
L’A.C.
dichiara che in Caorso non si rileva la necessità di Edilizia residenziale di
carattere sociale e pertanto non ne ha
tenuto conto nella pianificazione –intesa condizionata
|
69
|
La
Provincia afferma che le aree individuate dal PSC per i nuovi insediamenti di
Caorso, Non sono state ridimensionate
come aveva già rischiesto la Provincia stessa.intesa condizionata
|
71
|
L’individuazione dell’area di
espansione di Belvedere di Sotto, non è accettabile perché non è limitrofa al
territorio urbanizzato ed è in contrasto con i principi del PTCP ed
oltretutto priva di fognatura. Intesa negata
|
78
|
Alcune aree per insediamenti si
sovrappongono ad aree di pregio ambientale con presenza di vegetazione da
tutelare
Intesa condizionata
|
80
|
Ambiti
specializzati per insediamenti produttivi : vanno riviste ed adeguare alle
indicazioni già fornite intesa
condizionata intesa condizionata
|
85
|
La
Provincia rileva l’incoerenza tra le controdeduzioni fornite dalla A.C. e gli
elaborati grafici presentati. Intesa condizionata intesa condizionata
|
89-90-91-92
|
La Provincia impone lo stralcio del
Porto Fluviale dal PSC in quanto tale scelta NON è stata adeguatamente
giustificata e sostenuta da argomentazioni tecniche – ed il territorio
previsto dovrà essere classificato come Agricolo ad alta vocazione produttiva
agricola intesa condizionata intesa condizionata
|
93
|
Definizione
del terriotrio rurale: le modifiche apportate dal Comune NON sono
sufficentemente chiare e precise e vanno integrate.intesa condizionata
|
95
|
Definizione
degli elementi strutturali per la
mobilità: la Provincia rileva che il PSC NON ha recepito tutte le modifiche
ed integrazioni richieste. Intesa condizionata
|
98-99-100
|
Il
Comune ha accettato le indicazioni della Provincia ma si è dimenticato di
aggiornare le tavole e le norme. Intesa condizionata
|
101
|
Le
aree per le infrastrutturazione per l’urbanizzazione NON sono state
individuate nel modo corretto intesa condizionata
|
104
|
A
seguito delle richieste della Provincia il Comune ha elaborato una nuova
tavola riguardante le tutele dei vincoli storici ed ambientali e
paesaggistici—Tale
tavola deve essere modificata e le indicazioni da seguire sono lunghe 3
pagine!!! Intesa condizionata
|
121
|
Nonostante
il Comune abbia accettato le indicazioni della Provincia, in realtà Non ha
modificale le tavole né le norme scritte
|
INOLTRE
Nel
documento finale del VAS e VALSAT non si può ignorare che la concessione di
parere favorevole da parte della Provincia è SUBORDINATA al recepimento di ben
4 condizioni.
-
Necessario
garantire un rispetto di tutte le prescrizioni contenute nel documento di
Valsat del psc e delle azioni di mitigazione e/o compensazione definite in
riferimento alle azioni di Piano.
-
Necessario
garantire il rispetto di tutte le prescrizioni e le condizioni presenti all’interno
dei pareri formulati dai soggetti con competenze in materia ambientale
coinvolti nel processo di valutazione ambientale del psc.
-
Necessario
approfondire il SISTEMA DI VALUTAZIONE AMBIENTALE…. tenendo conto anche di
RAGIONEVOLI ALTERNATIVE…
Occorre anche precisare che esaminando gli
elaborati finali che il comune ci propone emerge che altri elementi di
particolare importanza sono stati vistosamente dimenticati.
Alcune considerazioni politiche sono
d’obbligo:
Consultando le varie schede allegate si
evince che si prevede la possibilità di
trasformare una superficie territoriale pari a mq. 493.338 con una superficie lorda pari a mq.64.134 per
uso residenziale un numero di abitanti teorici insediabili pari a circa 1.600..
Il
futuro sarà dunque un futuro di crescita demografica, la questione è dunque
quanto? Sappiamo quale sarà la tipologia di nuovi residenti? E da cosa saranno
attratti da Caorso? Da quale zona proveranno? In quanti anni dovrebbe
realizzarsi questo aumento? Perché queste 1600 persone dovrebbero venire a
vivere a Caorso e cosa importante qual è il loro profilo sociale?
Come è
possibile stabilire una crescita di questo livello se negli ultimi anni non vi
è stato nessun incremento. Ad oggi è possibile affermare che il comune di
caorso presenta fenomeni quale
l’invecchiamento della popolazione, la diminuzione dei componenti medi della
famiglia, la mortalità supera la natalità, l’andamento demografico è negativo,
nonostante l’aumento significativo dei flussi migratori. Paragonando il trend
demografico del nostro comune con i comuni compresi dell’area centrale 1*
cintura si evidenzia che Caorso è l’unico comune che in questi ultimi anni non
è cresciuto, un paese che si sta spopolando se non arrivano gli immigrati c’era
da partire con l’operazione abbattimento dell’esistente.
Questa
è la situazione reale, ma è lecito pensare che se si prendevano come base
questi dati non sarebbe giustificato costruire un monolocale, alla fine questi
sono i fondamentali della legge regionale 20/2000, prevedere il consumo di suolo quando non ci siano
alternative e il dimensionamento del
piano deve essere basato sul reale fabbisogno. Voi ci proponete un piano basato
su previsioni di crescita demografica
non attendibile, al di fuori della realtà.
E’ evidente che il documento di piano è
accompagnato da un abbondante razione di retorica.Per questa amministrazione
fare esercizi di immaginazione, pensare ad altri mondi è indubbiamente un
esercizio imprescindibile. Peccato che quando si tratta di urbanistica succede
in genere che le cose belle non si realizzano e l’unica cosa che avanza sia il
cemento, il costruito. Infarcire dunque il documento di pianificazione
territoriale di richiami alla qualificazione alla sostenibilità, all’ambiente,
alla qualità della vita, e’ un’ espediente per distogliere l’attenzione dai
processi reali. Insomma tutta quella narrazione in cui si prova a vendere un
futuro migliore per tutti gli abitanti di un territorio serve a coprire la
richiesta di ulteriore consumo di territorio. Di ulteriore edificato, di
ulteriore cemento. Ecco vorrei dirlo in modo chiaro e poi provare ad
argomentarlo che questo Psc punti a questo a legittimare una ulteriore ondata
di edificazioni, in fondo è così che la pensano molti amministratori. Questa
scelta alla fine porta consumo del suolo agricolo,trasformazione del paesaggio,
crescente bisogno di infrastrutture e di nuovi servizi, impermeabilizzazioni
del territorio con conseguente dissesto idrogeologico. Chi paga poi tutto
questo. I cittadini con l’aumento delle
imposizioni fiscali.
Questa indeterminatezza impedirà una
realistica programmazione dei bilanci comunali e ci chiediamo quale sarà il
costo di questa crescita in termini di esigenza di nuovi servizi primi fra tutti
quelli scolastici a partire dal nido, di adeguamento delle reti
infrastrutturali ( conduttore dell’acqua, impianti fognari ecc. e di crescita
della mobilità ? Ma soprattutto il Psc ragiona di questi bisogni emergenti? Già
ora Caorso ha servizi sottodimensionati rispetto alle esigenze della
popolazione, ci domandiamo con preoccupazione crescente quali risposte verranno
date alle nuove aree urbanizzate.. Insomma Amministratori usate le proiezioni
demografiche costruite in modo discutibile per legittimare l’esigenza di
costruire ancora case. Programmate l’incremento di popolazione ma non
programmate il fabbisogno dei servizi. Se il comune ritiene invece che la
sostenibilità delle previsioni sia garantita, avete l’onere di dimostrare come
siete arrivati a questa conclusione dal punto di vista scientifico e tecnico.
Vorremmo spendere due parole
sull’osservazione n.69 l’amministrazione comunale dichiara che in Caorso non si
rileva la necessità di edilizia residenziale sociale, non esiste domanda
pregressa. Ora ci vediamo costretti a sbugiardarvi questa è la graduatoria di
assegnazione alloggi ERP ottavo aggiornamento anno 2011, le domande sono
ventisei. Le domande pregresse esistono e come. Sappiamo che sarà il POC ha
definire quali saranno le aree e il fabbisogno, sin da ora vi garantiamo il
nostro impegno per bloccarvi l’iter del prossimo strumento edilizio se non definirà la modalità di risposta. Si vuole precisare la legge regionale e il ptcp all’art 78
parlano chiaro.
una delle più interessanti modifiche
apportate dalla legge regionale è l’introduzione di un nuovo istituto, quello
dell’edilizia residenziale sociale, per la prima volta si chiede alla
pianificazione generale strategica di farsi carico delle politiche abitative. La legge ci dice che nel definire il
dimensionamento complessivo dei nuovi insediamenti residenziali previsti dal
piano comunale, sia riservata una quota minima del 25% per la costruzione di alloggi di edilizia
residenziale sociale, dando la possibilità ai comuni di alzare la quota.
Occorre anche soddisfare le esigenze abitative delle persone anziane , visto e
considerato che nel quadro conoscitivo emerge con chiarezza l’invecchiamento
della popolazione-
Ambiti specializzati
per insediamenti produttivi :
Il
psc prevede una superficie lorda pari mq. 1.213.787 ad uso produttivi ed artigianali , con una
quota di superficie lorda utile di una previsione pari a mq.546.204.
Ambito APS 01 S.Nazzaro -Caorso
|
Ambito APC 1
FOSSADELLO
|
Ambito APC 2
Caorso ovest
|
Ambito AN 6
Fossadello
|
Superficie territoriale
Mq. 843.307
|
Mq. 339.166
|
Mq.16.157
|
Mq. 15.157
|
Per quanto riguarda l’ambito s.nazzaro caorso
,rispettiamo l’accordo di pianificazione sottoscritto con la Provincia, il quale prevede una lunga
serie di impegni da parte del comune, essendo prevalentemente a vocazione
logistica di portata nazionale e internazionale,andrà a coordinarsi con le
altre aree territoriali di movimentazione merci al fine di favorire la
qualificazione del sistema piacentino come piattaforma logistica integrata e si
caratterizzerà come area ecologicamente attrezzata. Con tale previsione
raggiungeremo due pessimi risultati il consumo di suolo fertile e l’aumento del
traffico, con buona pace di chi sostiene che
un’opera del genere non ha impatti ambientali e che sono importanti le opere di
mitigazione.
Ma quali opere di mitigazione
si possono fare su un’area così grande? qualche ambientalista a favore del
progetto me lo dovrebbe spiegare. Cosè un Polo logistico? E’ un’immensa colata di
cemento. Vogliamo ricordare che il
comune di caorso risulta essere tra i comuni maggiormente a rischio in
riferimento all’elevata concentrazione di PM10 , le concentrazioni elevate sono
dovute alle attività dislocate in prossimità dell’asse autostradale ,
Speriamo che la realizzazione
di questa vasta area porti alla creazione di tanti posti di lavoro,
La
provincia impone lo stralcio del porto fluviale
E’ obbligo spendere due parole per quanto
riguarda Il porto fluviale sul Po prescritto dal Ptcp, a pag.56 vale la pena
riportare quanto è trascritto sul documento d’intesa “ non essendo stati
prodotti tutti gli approfondimenti necessari previsti nel ptcp non sussistono le condizioni per
l'elaborazione e la sottoscrizione dell'Accordo Territoriale tra i vari
comuni e, quindi per il recepimento
negli strumenti urbanistici….si rimanda,
questo significa che state approvando un piano
che presto dovrà essere assoggettato a variante? Oppure vi è l’abbandono di
tale opera ,ci pare che avete riposto attese di crescita del paese su tale
struttura.
A nostro parere
avete approcciato la faccenda in materia troppo semplicistica e superficiale.
Siamo della convinzione che un tale intervento così come era previsto può arrecare situazioni
di criticità legata alla naturalità e alla in contaminazione della natura, la
previsione ha una certa espansione e risulta adiacente alle zone Sics-zps, dove
vi è la presenza di un’oasi di protezione faunistica legata all’Oasi de Pinedo,
comporta una serie di svantaggi legati essenzialmente alla posizione
all’interno del contesto territoriale. Comunque risulta interessante capire le
motivazioni per cui la provincia impone lo stralcio, non è adeguato al PTCP,
anche qui non siete stati in grado di svolgere il compitino vi siete limitati al
numero di barche. In definitiva, vorremmo che fosse maturata la
consapevolezza che fare un porto non significa semplicemente chiudere
un’insenatura con un braccio di blocchi e cemento, noi abbiamo zone di
particolare bellezza, che vanno preservate e integrate nel nuovo ambiente che
si intende realizzare , ora la Provincia vi da tempo 3 anni dalla approvazione
del medesimo piano provinciale per adeguarvi,
vedremo il da farsi…
Due parole per quanto riguarda la
Valsat :
Il nostro territorio ha avuto un’espansione
edilizia notevole, ma questo sviluppo urbanistico ha finito per trascurare
principalmente i fattori ambientali e sociali dell’insediamento, con
conseguenze che si stanno inevitabilmente manifestando. La relazione valsat
contiene una presa d’atto di queste problematiche e viene evidenziata la
necessità di ricercare un rimedio purtroppo la soluzione che si prospetta è
nuovamente individuata nelle previsioni di nuovi alloggi e nuovi capannoni, in
numero eccessivo, inseguendo una logica di perequazione monetizzata..
Lo strumento perequativo non favorisce le
piccole imprese. L’amministrazione comunale ha previsto un contributo
perequativo nello specifico ha definito 20 euro mq di superficie lorda utile
per le funzioni residenziali e 60 euro al mq. di superficie lorda utile per le
funzioni produttive.
Vogliamo porre l’accenno sul rapporto di
sviluppo di impresa e sviluppo edilizio
previsto sul nostro territorio si è portato avanti una politica
economica di sostegno a piccole e medie imprese, da qualche tempo a questa
parte vi sono stati insediamenti di alcuni grandi gruppi. Questo è valso sia
nel settore delle costruzioni che in quelle delle produzioni e del commercio.
Noi dobbiamo aiutare le imprese locali, con lo strumento perequativo
individuato rischia di tagliare le gambe alle piccole imprese, che mai si
potrebbero permettere investimenti ed esposizioni finanziarie così importanti.
La possibilità quindi di edificare nuovi alloggi sul nostro territorio favorirà
così solo investimenti di grandi gruppi di costruttori.
Stesso discorso vale per gli insediamenti
produttivi le aree previste non sono certo della portata di piccoli
imprenditori che non possono disporre di grandi risorse ed hanno maggiore
difficoltà di accesso al credito bancario.
Non dimentichiamoci :
Altro problema l’Imu: “Per ora l’Ufficio delle Entrate prevede di applicare un’Imu ridotta sui terreni edificabili previsti nel Psc. Se ci atteniamo all’ipotesi dei 20 anni di validità del fabbisogno abitativo ci potrebbero essere dei proprietari obbligati a pagare l’Imu, seppur ridotta, su terreni edificabili che verrebbero inseriti nell’ultimo Poc dopo 20 anni di attesa. In questo senso puntare sulla rigenerazione, limitare la nuova espansione e limitare il consumo del territorio creerebbe meno problemi fiscali”.
E’ stata usata la leva urbanistica per
incassare oneri, la vostra scelta non è stata quella di creare sviluppo sobrio
ed equilibrato del territorio, nessun sviluppo di qualità che guarda oltre la
crisi, espansione equivale a oneri di urbanizzazione. Negli ultimi anni, anche
a fronte delle difficoltà di bilancio sono stati utilizzati gli oneri di
urbanizzazione per le spese correnti e il recente mille proroghe l’ha
confermata. In poche parole gli oneri sono diventati l’ancora di salvezza dei
bilanci, favorendo però un circuito vizioso, l’inserimento nei piani di nuove
previsioni edificatorie è un effetto perverso dell’applicazione scorretta della
norma. Tutto ciò a discapito di investimenti reali sui servizi che peggiorare
così come la qualità della vita. Ovviamente anche in una realtà piccola come
Caorso tutto ciò si è reso sempre più evidente. E’ un fatto molto grave ed
emblematico di come il Comune in modo autonomo ed indipendente, a detrimento
della tutela ambientale, paesaggistica e sociale, approviamo piani urbanistici
sovradimensionati al solo scopo di
assicurare gli oneri di urbanizzazione alle casse comunali e il sicuro consenso
dei gruppi di interesse favoriti, occorre porre uno stop alla pratica
devastante del consumo di suolo agricolo, a cominciare dai consigli comunali.
Sappiamo che non saremo ascoltati perchè la politica urbanistica che la Giunta
ha fatto e intende continuare a fare è in clamorosa contraddizione con i
principi di tutela ambientale. A parole
proclamate la tutela, poi quando si tratta di mettere nero su bianco esce la
vostra vera personalità. Concludo ,
Insomma vista l’insensibilità dei nostri
amministratori sulla questione viene proprio da chiedersi: dalla
cementificazione ci salverà la crisi?
Dichiarazione di
voto
Leggo una
lettera apparsa sulla stampa del 9 dicembre 2011 scritta da Paolo Pileri
docente del Policlinico di Milano.
Cari Comuni, custodi dell’identità nazionale tra valli,
campagne e pianure, con la reintroduzione dell’ICI, ribattezzata IMU, non ci
sono più scuse per consumare suolo per incamerare gli oneri di urbanizzazione
per i bilanci locali. Se quest’ora richiede coraggio, voi avete un altro
appuntamento non meno importante: quello con il paesaggio di questa Italia che
tutto il mondo apprezza. Tra le vostre mani avete la possibilità di fermare i
consumi di suolo di un Paese che non cresce demograficamente ai ritmi delle
terre edificate: siamo attorno alla pazzesca stima di 120-150 ettari al giorno.
Siete voi che progettate e approvate i piani urbanistici che sono il quarto
pilastro dell’ambientalismo moderno, positivo e costruttivo, strumento
principale per sottrarre l’ambiente al «libero gioco» delle forze di mercato.
La tutela del suolo quale risorsa ambientale e bene comune è
una priorità ed è quasi tutta nelle vostre mani. Certo, anche regioni e
province hanno grosse responsabilità. Ma voi, con i vostri piani urbanistici,
potreste dare una risposta cruciale per lasciare al paese e ai suoi futuri
abitanti quel che rimane della bellezza delle campagne, delle colline, delle
valli alpine e dei versanti a mare. Fermate i piani che state elaborando:
rispedite al mittente le richieste di edificazione inutili da un punto di vista
urbanistico e utili per i tornaconti finanziari che, però, lo avete toccato con
mano, vi generano ulteriori spese che si scaricano sul futuro: una sorta di
girone perverso. Il suolo libero che è stato urbanizzato era agricolo nel 90%
dei casi.
L’urbanizzazione speculativa di questi ultimi 15 anni non ha
solo degradato il nostro paesaggio ma ha
diminuito la nostra produzione agricola contribuendo ad aumentare la nostra
dipendenza da altri mercati e dal costo dell’energia. Possiamo permettercelo?
No. Dobbiamo tutelare i nostri suoli agricoli che producono il cibo più buono
del mondo e insieme a tutti gli spazi aperti (i prati e le foreste italiane),
ci fanno respirare e ci preservano dai danni delle alluvioni.
* docente Politecnico
di Milano
Voi cari amministratori
di maggioranza non avete usato la parola chiave: Il coraggio
Il coraggio è quello di cambiare decisamente nelle politiche
urbanistiche, dando precedenza al valore ambientale del territorio,
salvaguardando l’agricoltura ed evitando nuovi consumi di suoli, ma anche
cambiare stile di vita individuale e stile di vita delle amministrazioni. Il
tema dello sviluppo urbanistico deve trovare un punto di equilibrio tra tutele
dell’ambientale e necessità di rilanciare un comparto vitale e fondamentale
come quello dell’edilizia che ovviamente non può permettersi di scomparire, voi
dovevate farvi carico di una una strategia che coniugava flessibilità e
capacità di adattamento alle diverse esigenze.
Ricordo
in conclusione, che il percorso si chiude con il Regolamento urbanistico. Ci
auguriamo che lo si possa fare celermente, almeno entro la fine del mandato
amministrativo, che lo si possa fare con maggiore realismo, fermezza rispetto
le pressioni esterne, basandosi su un disegno concreto. Cerchiamo di recuperare
con il regolamento urbanistico, spazi di partecipazione, di collaborazione vera
con le opposizioni, di concretezza sui percorsi possibili e progettualità
praticabili per il bene del nostro comune.
Chiudo affermando che noi esprimiamo un profondo
disagio sull’operato e sulle modalità con cui avete trattato la materia , un
ringraziamento all’architetto Tansini è doveroso, il quale si è adoperato per
sistemare, adattare e rifare in pratica tutto il psc, anche
Crediamo
che dai nostri interventi sia emerso chiaramente che il nostro voto è
contrario.
Il nostro gruppo esprime voto contrario
